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lunedì 21 marzo 2011

Reportage dalla Libia

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Continuano gli scontri diplomatici sull'assunzione del comando dell'operazione libica da parte della Nato.
Nel pomeriggio della giornata di oggi il Ministro degli Esteri Franco Frattini, in una conferenza stampa a Bruxelles seguita ad un vertice europeo, ha lanciato una sorta di ultimatum alle forze alleate dicendo: "Se la missione in Libia non passerà" sotto comando Nato, l'Italia avvierà una riflessione sull'uso delle sue basi".

Dello stesso parere appare il Primo Ministro inglese Cameron, il quale ha dichiarato durante la seduta plenaria della Camera dei Comuni: ''Col tempo vogliamo che il comando e controllo dell'operazione passi alla Nato''. Di diverso parere sembra invece essere i transalpini: ''Per il momento la Nato non ha alcun ruolo in questa vicenda''. Queste le parole pronunziate dal generale francese Philippe Ponthies, portavoce del ministero francese della Difesa. Nel frattempo da oltreoceano si leva la voce del Ministro della Difesa Robert Gates, secondo il quale gli USA presto ridurranno il loro apporto militare nell'ambito delle operazioni libiche. Intanto la Norvegia ha sospeso la sua partecipazione alle operazioni militari fino a quando non verrà chiarita la questione comando.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto: ‘La Comunita’ internazionale ha fatto le sue scelte e l’Italia partecipa a queste scelte. Partecipiamo attivamente e con convinzione a queste scelte. Io invito a leggere il capitolo VII della carta delle Nazioni Unite.  Li’ c’e’ scritto tutto".
Intanto, si divide il mondo cattolico sull'intervento militare in Libia. Questione di accenti e sfumature, ma le differenze ci sono. E rispetto alla posizione di sostanziale appoggio all'intervento militare esposta dal presidente della Cei Bagnasco, cresce, nelle ultime ore, il fronte dei dubbiosi.
Seguo gli ultimi eventi con grande apprensione - ha detto Benedetto XVI - prego per coloro che sono coinvolti nella drammatica situazione di quel Paese e rivolgo un pressante appello a quanti hanno responsabilità politiche e militari, perché abbiano a cuore, anzitutto, l'incolumità e la sicurezza dei cittadini e garantiscano l'accesso ai soccorsi umanitari".

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