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giovedì 3 maggio 2012

Il Plasticismo Evolutivo





L’ipotesi ideoplastica dell’evoluzione delle specie viventi.
 IL PLASTICISMO EVOLUTIVO
Dal mimetismo dell’insetto-foglia a una nuova ipotesi sull’evoluzione delle specie viventi.

Di Enzo Pecorelli

Chissà, se Darwin fosse vissuto al giorno d’oggi, avrebbe elaborato esattamente la stessa teoria da lui pubblicata nel 1859?
Secondo la mia flebile opinione, probabilmente no.
Darwin, infatti, presentò la sua rivoluzionaria teoria quando nulla ancora si sapeva non solo del DNA, ma anche della meccanica quantistica, del monoidesmo in ipnosi, dell’effetto placebo e,  soprattutto, della neurobiologia vegetale, che indaga sulle presunte capacità mentali dei vegetali.
   Per quanto concerne quest’ultimo punto, Pellegrino De Rosa, autore dell’ipotesi evoluzionistica denominata “Plasticismo evolutivo”, nel suo saggio “E se Darwin si fosse sbagliato?”, ricorda che già Aristotele (280 a.C.) riteneva che le piante avessero capacità mentali, e che lo stesso Darwin, in “The power of movement in plants”, ipotizzava che gli apici radicali si comportassero come un cervello esteso, del tutto simile a quello degli animali inferiori. Tuttavia, solo di recente, grazie agli studi sulla cosiddetta “Neurobiologia vegetale” (interessante e promettente campo d’indagine inaugurato dal prof. Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze) si stanno ottenendo le prime prove sperimentali che parrebbero confermare la presunta intelligenza dei vegetali (esempio della Cuscuta, della Mimosa pudica, degli apici radicali, ecc...) e che riesumano alcune conclusioni sull’emotività dei vegetali già intuiti da Cleve Backster [De Rosa, 2011 e 2012].
De Rosa sottolinea che questo della possibile intelligenza dei vegetali è uno dei punti cardine del Plasticismo Evolutivo. Infatti, secondo l’autore, è probabile che sia stata proprio l’errata convinzione che i vegetali (e i microbi) non avessero alcuna funzione mentale ad aver spinto i sostenitori del darwinismo a ricercare la causa delle mutazioni nel caso, i creazionisti in una volontà divina e i lamarckisti nel principio dell’uso e disuso degli organi. Poiché è chiaro che qualunque teoria evoluzionistica avrebbe dovuto essere in grado di spiegare non solo l’evoluzione degli uomini e degli animali, ma anche quella dei vegetali (e dei microbi).
Con l’ipotesi del plasticismo evolutivo, dunque, vengono messi al centro del processo evolutivo le facoltà mentali dell’individuo (sia esso uomo, animale, vegetale o microbo) che, in particolari condizioni di necessità, o monoideistiche, potrebbero essere in grado di indurre l’evoluzione grazie a una possibile funzione ideoplastica della psiche sul corredo genetico.
Inoltre, l’autore, sposando l’ipotesi olografica del fisico quantistico David Bohm [1980], ipotizza che ci possa essere un collegamento “non locale” tra ciò che appare nell’ordine esplicito (realtà fisica) e ciò che è registrato nell’ordine implicito (realtà parafisica o metafisica). Tale impostazione, ritenuta da alcuni puristi piuttosto fantasiosa, appare forse con maggiore chiarezza in uno scritto letterario dell’autore [2011. Metamorfer. La gemma di Darwin].

sabato 8 ottobre 2011

Creazionismo, Evoluzionismo o Plasticismo Evolutivo?



A soli tre mesi di distanza dalla pubblicazione del suo fortunato romanzo “Metamorfer. La gemma di Darwin” (Edizioni Simple), Pellegrino De Rosa pubblica un saggio introduttivo della sua ipotesi evoluzionistica, denominata “Plasticismo evolutivo”, già anticipata nel romanzo, che si propone come possibile “terza via” tra le opposte posizioni dei Creazionisti e degli Evoluzionisti.
La teoria prende spunto da alcune osservazioni naturalistiche compiute dallo stesso autore, che è dottore agronomo esperto in problematiche ambientali, e si riallaccia, da una parte, ad alcuni meccanismi di meccanica quantistica (bio-entanglement, paradigma olografico di Bohm, tunneling, decoerenza quantica, collasso della funzione d’onda, ecc...), e, dall’altra, al monismo panteistico del monaco eretico nolano e filosofo Giordano Bruno.

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